Florence Beatrice Price (1887-1953)

Una compositrice afroamericana col pseudonimo di Vee Jay

di Vilma Campitelli

Abstract 

Compositrice, educatrice, organista e pianista afroamericana. É stata la prima donna di colore ad essere riconosciuta come autrice di musica classica ed avere una sua sinfonia eseguita dalla una delle principali orchestre statunitensi. La sua musica è in uno stile tardo romantico e fa un uso considerevole delle caratteristiche melodiche e ritmiche nere, attinge al jazz, al blues e ad aspetti della cultura popolare afroamericana. 

La scoperta di decine di spartiti in una soffitta dell’Illinois nel 2009 ha portato a un rinnovato interesse per la musica di Florence Price per esibizioni, registrazioni e plauso della critica. 

Florence Beatrice Smith Price compositrice, educatrice, organista e pianista apparteneva una generazione di musicisti afroamericani dell’era postbellica. Durante la sua vita ha avuto successo di critica, importanti esecuzioni, un risultato raramente sperimentato dai compositori afroamericani dell’epoca.

É stata la prima donna di colore ad essere riconosciuta come autrice di musica per orchestra ed avere una sua sinfonia eseguita dalla Chicago Symphony Orchestra nel giugno del 1933. Il Chicago Daily News riportò nelle cronache: “È un lavoro impeccabile, un lavoro che trasmette il proprio messaggio con moderazione e tuttavia con passione… degno di un posto nel regolare repertorio sinfonico”. 

Dopo la sua morte, Florence e tutte le sue 300 composizioni vennero dimenticate nei decenni successivi. 

È solo in questi ultimi anni, a partire dal 2010, che le sue composizioni hanno iniziato a ricevere la notorietà nella pubblicazione e nelle esecuzioni che meritano.

Fu un vero miracolo il ritrovamento di molte sue opere. Nel 2009, Vicki e Darrell Gatwood, di St. Anne, Illinois, stavano preparando a ristrutturare una casa abbandonata alla periferia della città. L’edificio era in pessime condizioni: vandali l’avevano saccheggiata e un albero caduto aveva squarciato il tetto. In una parte della casa rimasta asciutta, i Gatwood fecero una curiosa scoperta: pile di manoscritti musicali, libri, carte personali e altri documenti. Il nome che continuava a comparire nei materiali era quello di Florence Price. I Gatwood l’hanno cercata su Internet e hanno scoperto che era una compositrice moderatamente nota, con sede a Chicago, morta nel 1953. La casa fatiscente era stata una volta la sua residenza estiva. La coppia si mise in contatto con i bibliotecari dell’Università dell’Arkansas, che avevano già alcuni documenti della Price. Gli archivisti hanno subito capito che la raccolta conteneva spartiti della Price che si presumevano persi. 

Negli anni successivi a questa scoperta, artisti, compositori, musicologi hanno lavorato sui manoscritti e sulla biografia della compositrice.

La vita di Florence è stata caratterizzata da 4 fasi importanti: 

1. gli anni in Arkansas (1887–1903); 

2. gli studi al New England Conservatory of Music (1903–1906);

3. il ritorno al Sud (1907–1927); 

4. la carriera professionale a Chicago (1927–1953). 

Questi periodi sono importanti per analizzare più approfonditamente di come opportunità e tempo, che sono così centrali per lo sviluppo di qualsiasi compositore, si sono concretizzati nel contesto della sua vita. 

Infanzia e giovinezza

Florence Beatrice Smith nasce il 9 aprile 1887 a Little Rock, in Arkansas (USA), è la terza dei tre figli di una famiglia di razza mista. Suo padre, il dottor James H. Smith, era un dentista, ritenuto all’epoca uno dei pochi di origine africana negli Stati Uniti, che si era trasferito a Little Rock dopo che il suo studio era stato distrutto dal grande incendio di Chicago del 1871. Sua madre, Florence Gulliver era un’insegnante di musica elementare ma anche una musicista di talento. 

Nonostante le limitate opportunità educative disponibili per gli afroamericani nel sud del dopoguerra civile, la famiglia Smith disponeva di mezzi finanziari e accesso sociale sufficienti per fornire un’istruzione privata di cui la figlia più piccola aveva bisogno per sviluppare il suo talento musicale. 

Il dottor Smith amava anche dipingere e si racconta che la sua grande casa conteneva numerosi murales di sua mano e che uno dei suoi dipinti fu esposto alla Columbian Exposition di Chicago nel 1893. L’abitazione aveva stanze come una biblioteca formale poiché non c’erano biblioteche per i neri e teneva molti libri e riviste di medicina che Florence Beatrice amava leggere. La casa era elegante, aveva pavimenti in moquette, un salotto riccamente decorato, una stanza del cucito, una cucina e tre camere da letto con mobili in noce e quercia. 

Sua madre, che era un’abile pianista, intratteneva regolarmente gli ospiti e suonava spesso per loro. Possedeva un pianoforte Ivers and Pond, uno strumento molto costoso realizzato con legni esotici intarsiati con bellissimi disegni.

La giovane Florence inizia lo studio del pianoforte con la madre. Diede il suo primo recital all’età di quattro anni e frequenta la scuola elementare con un altro afroamericano che sarebbe diventato un musicista classico di successo, Sig. William Grant Still. 

La sua formazione si arricchisce presso l’Allison Presbyterian Church di Little Rock, dove ebbe modo di ascoltare regolarmente le opere sacre di Johann Sebastian Bach, Felix Mendelssohn e Ralph Vaughan Williams. 

Florence continua i suoi studi con Charlotte Andrews Stephens, una musicista formatasi al Conservatorio di Oberlin ed all’età di 14 anni si diploma alla Capital Hight School come valedictorian. Viene subito ammessa al New England Conservatory of Music di Boston, uno dei pochi conservatori che accettava afroamericani all’epoca e lì inizia lo studio dell’organo, composizione e contrappunto con i maestri Henry Dunham, George Chadwick e Frederik Converse. Inizialmente la madre di Florence presentò la figlia come proveniente dalla città messicana di Pueblo sfruttando l’ambiguità del colore della pelle al fine di imprimerle una identità meno stigmatizzata. Tuttavia Price non ha mai dimenticato i suoi caratteri ereditari e, come compositrice inizia a esplorare gli idiomi del folk nero avvicinandosi sempre di più al carattere africano dei suoi antenati.

In questi anni scrisse il suo primo trio d’archi e una sinfonia. Florence si laurea nel 1906 con il massimo dei voti, ottenendo una doppia specializzazione in pedagogia pianistica e concertista d’organo.

Lei apparteneva all’ideologia del “Talented Tenth” della razza nera dove era leader del pensiero tra la gente. Seguendo il principio del suo fondatore WEB du Bois, lei sacrificava gli interessi personali e coinvolgeva tutti gli sforzi ai fini di un riscatto personale e sociale degli afroamericani. 

Istruzione e lavoro sono le leve per elevare un popolo. Il lavoro da solo non lo farà se non ispirato dai giusti ideali e guidato dall’intelligenza. L’istruzione non deve semplicemente insegnare il lavoro, deve insegnare la vita”.

L’istruzione era il principio centrale e quindi non sorprende che gli insegnanti fossero considerati i pilastri della loro comunità. Il privilegio di appartenere ad una famiglia benestante unito a una notevole ambiguità razziale, le ha consentito un maggiore potenziale di azione rispetto agli afroamericani più poveri intrappolati nella sottomissione post-schiavitù. La sua carnagione più chiara era il prodotto della sua discendenza mista: “francese, indiano e spagnolo” da parte di madre e “negro, indiano e inglese” da parte di padre. Il tono della sua pelle, unito alla sua educazione e al suo modo di parlare, poteva prendere le distanze da un’identità razziale nera, eppure lei… non scelse quella strada. 

Florence abbraccia tutti gli aspetti dell’eredità nera. Come compositrice, coltiva un’estetica attorno alla sua convinzione che «una musica nazionale molto bella e molto americana può venire dall’unione di tante razze proprio come è fatta la nazione stessa»

Carriera 

Florence torna in Arkansas nel 1906 e lì inizia la sua carriera di insegnante presso la “Cotton Plant–Arkadelphia Academy” a Cotton Plant e presso lo “Shorter College” di North Little Rock.

Successivamente nel 1910 si trasferisce ad Atlanta, in Georgia dove divenne capo dipartimento di musica alla “Clark Atalanta University” ed è la prima donna ad assumere un ruolo così importante. Come dettato dalla segregazione, tutte queste istituzioni si rivolgevano a una fascia demografica nera ma Florence si costruisce un solido profilo come educatrice.

Nel 1912 sposa l’avvocato Thomas J. Price, da cui prende il cognome, e torna nuovamente a Little Rock, in Arkansas. Dal matrimonio ebbe tre figli: Tommy, Florence Louise ed Edith. Purtroppo Tommy morì durante l’infanzia e, con l’intensificarsi delle tensioni razziali c’erano ragioni per temere per la vita delle due figlie. Dopo una serie di incidenti, in particolare un linciaggio nel 1927, la famiglia si trasferisce a Chicago, e qui Florence Price inizia un nuovo e appagante periodo per la sua carriera compositiva. 

Le difficoltà finanziarie ed i comportamenti violenti del marito portarono Florence a divorziare nel 1931 e rimase sola a crescere le due figlie. 

Per riuscire a guadagnare da vivere in modo decoroso, compone canzoni per spot radiofonici sotto lo pseudonimo di Vee Jay, pubblica libri per pianisti principianti e lavora come organista per proiezioni di film muti.

Durante questo periodo, Price visse con la sua studentessa e amica, Margaret Bonds, anche lei pianista e compositrice nera. Questa amicizia collega Price con lo scrittore Langston Hugues e il contralto Marian Anderson entrambe figure di spicco nel mondo dell’arte che contribuirono al futuro successo della Price come compositrice. 

A Chicago, insieme a Margaret Bonds e Nora Holt, fu parte attiva del “Chicago Black Renaissance”, un movimento artistico che abbracciava le arti nelle aree meridionali nere della città negli anni Trenta e Quaranta. 

Cogliendo l’opportunità di approfondire la sua formazione, Price si iscrive al Chicago Musical College dove studiò orchestrazione e armonia sotto illustri maestri come Carl Busch, Wesley LaViolette e Arthur Olaf Anderson diplomandosi nel 1934. Durante questo periodo della sua vita, Price incontra Leo Sowerby, un influente compositore di musica sacra e direttore della Chicago Sympony Orchestra.

Florence inizia a ottenere riconoscimenti nazionali per le sue composizioni e performance. Nel 1932 partecipa al concorso “Wanamaker Foundation Awards” e vince il primo premio per la “Sinfonia in mi minore”, il terzo premio per la “Sonata per pianoforte” ed una ricompensa in denaro di $ 750. Dopo questa vittoria, la Chicago Symphony Orchestra, diretta da Frederick Stock, in occasione del Century of Progress Exposition alla Chicago World Fair, esegue la Sinfonia n.1 il 15 giugno 1933, venendo ad essere il pezzo della Price la prima composizione di una donna afroamericana suonata da una grande orchestra. 

L’evento fu descritto da Robert S. Abbott nell’edizione del 22 giugno 1933 del Chicago Defender: “Prima c’è stato un senso di stupore quando la Chicago Symphony Orchestra, composto da maestri musicisti di razza bianca, e diretta dal Dr. Frederick Stock, direttore d’orchestra di fama internazionale, ha oscillato nelle belle e armoniose note di una composizione di una donna di colore. E quando, terminata l’esecuzione, il grande auditorium, gremito di amanti della musica di tutte le età, risuonò di applausi sia per la compositrice che per l’esecuzione orchestrale, sembrò che la serata non potesse riservare emozioni maggiori.”

Price scrive composizioni per orchestra, formazioni cameristiche, canzoni, inni per organo, brani per pianoforte, arrangiamenti spirituali, sinfonie, concerti per pianoforte, etc. Alcuni dei suoi lavori più popolari sono: Three Little Negro Dances, Songs to a Dark Virgin, My Soul’s Been Anchored in the Lord per voce e pianoforte o orchestra. Le sue sinfonie furono eseguite negli anni ’30 e ’40 da orchestre in diverse città degli Stati Uniti. Nonostante il successo e le critiche positive, lei ha sempre lottato per far suonare la sua musica.

In una lettera del 5 luglio 1943 al direttore musicale della Boston Symphony Orchestra, Serge Koussevitzky, gli chiede di prendere in considerazione le sue composizioni. 

Mio caro dottor Koussevitzky,

Per cominciare ho due handicap: quelli del sesso e della razza. Io sono una donna; e ho del sangue di negro nelle vene. Sapendo il peggio, allora, saresti abbastanza bravo da tenere a freno l’eventuale inclinazione a considerare la composizione di una donna lunga in termini di emotività ma povera di virilità e contenuto di pensiero …. Quanto all’handicap di razza, posso sollevarla dicendo che non mi aspetto né chiedo alcuna concessione sulla valutazione. Vorrei essere giudicata solo per merito.

Conclude la sua lettera con la domanda: esaminerai uno dei miei spartiti?

Price non stava semplicemente chiedendo a Koussevitzky di considerare le sue composizioni ma gli chiedeva di farlo senza un giudizio sessista e razzista. 

Nel corso di nove anni (1935-1944), Price scrisse sette lettere a Koussewisky ma non ci sono prove che lui abbia mai risposto personalmente tuttavia, come osserva William Robin in un articolo del New York Times del 2014 sul ruolo della razza nella musica da concerto,la Boston Symphony deve ancora suonare una nota della sua musica.” 

Florence, nel 1940 viene iscritta come compositrice nell’American Society of Composers, Authors, and Publishers. 

Nelle sue produzioni ha sintetizzato idiomi musicali neri e convenzioni classiche alla ricerca di una scuola di musica distintamente americana. Lei è il riflesso del cambiamento sociale della storia nera. La sua musica è un insieme ricco e diversificato di influenze che includono non solo spirituals ma ritmi, temi originali africani ed elementi afroamericani con la logica della musica tradizionale europea.

Nel 1951 riceve una telefonata da Sir John Barbirolli, il musicista direttore della Hallé Orchestra di Manchester in Inghilterra e le commissiona una Suite per archi basata su spirituals tradizionali. Price completa il suo lavoro ma non potè assistere alla prima esecuzione a causa di persistenti problemi cardiaci. Il suo nome e la sua reputazione avevano raggiunto l’Europa ma lei, sfortunatamente, no. Nel 1953 Price doveva nuovamente viaggiare in Europa per ricevere un premio in Francia ma ancora questa volta, ha dovuto annullare. 

Il 3 giugno 1953 Florence Price muore al St. Luke’s Hospital di Chicago all’età di 66 anni. I funerali si svolsero due giorni dopo al Grace Presbyterian Church e venne sepolta al Chicago’s Lincoln Cementery.

La città di Chicago ha onorato la sua memoria nel novembre 1964 con la dedica della “Florence B. Price Elementary School” al 4351 di South Drexel Boulevard nel quartiere North Kenwood.  La scuola ha operato dal 1964 ed è stata chiusa nel 2012 ma porta ancora il suo nome: “Florence B. Price 21st Century Community Academy – Absolute Excellence”. 

Elenco delle composizioni per flauto

Flauto, clarinetto e pianoforte: Moods 1953

Flauto e pianoforte: Adoration arranged by Elaine Fine

Coro femminile (SSAA), flauto, clarinetto, violino, viola, violoncello e pianoforte: Sea gulls, 1951

Stile delle composizioni

Florence Beatrice Price ha scritto centinaia di composizioni di ricchezza e ampiezza stupefacenti. Il suo catalogo si è costantemente ampliato negli ultimi decenni grazie alla straordinaria ricerca di Rae Linda Brown ma anche di Barbara Garvey Jackson, Eileen Southern, Helen Walker-Hill, Samantha Ege, Douglas Schadle e tanti altri. 

Anche se la sua formazione è stata intrisa della tradizione europea, la musica di Price è composta principalmente dall’idioma americano e rivela le sue radici del sud. Su sollecitazione del suo mentore George Whitefield Chadwick, Price iniziò a incorporare elementi di spirituals afroamericani, enfatizzando il ritmo e la sincope degli spiritual piuttosto che usare semplicemente il testo. L’intreccio di tradizione e modernismo riflette il modo in cui era la vita degli afroamericani nelle grandi città dell’epoca. In una nota di sala Price scrive: In tutti i tipi di musica negra, il ritmo è di primaria importanza. Nella danza, è una forza irresistibile, che si estende in avanti che non tollera alcuna interruzione. Tutte le fasi dell’attività autenticamente negra, che si tratti di lavoro o di gioco, di canto o di preghiera, sono più che adatte ad assumere una qualità ritmica.

Le opere della Price sono in uno stile tardo romantico e fa un uso considerevole delle caratteristiche melodiche e ritmiche nere, attinge al jazz, al blues e ad aspetti della cultura popolare afroamericana, come la danza Juba e che la userà in molte delle sue principali composizioni. Riflette l’influenza della sua formazione conservatrice al Conservatorio del New England e il consiglio di Antonin Dvořák ai compositori americani di sviluppare uno stile nazionale attraverso l’uso di materiali nativi.

Florence Price ha pubblicato solo una piccola parte di ciò che ha scritto. Dopo la sua morte, gran parte del suo lavoro è stato oscurato dall’emergere di nuovi stili musicali che si adattavano ai mutevoli gusti della società moderna. 

Oggi I suoi materiali sono conservati principalmente all’interno delle Collezioni speciali dell’Università dell’Arkansas-Fayetteville, donati nel 1974 dalla figlia Florence Price Robinson, e presso la Library of Congress di Washington, D.C.

Nel novembre 2018, la casa editrice G. Schirmer ha annunciato di aver acquisito i diritti esclusivi di pubblicazione a livello mondiale sull’intero catalogo musicale. 

Nel 2019, Schirmer scopre un ulteriore deposito di manoscritti acquistato all’asta da un collezionista privato, nella stessa contea in cui è stato scoperto il primo tesoro di manoscritti nel 2009. 

La nipote di Price, Vicki Hammond, ha dichiarato: “Siamo così orgogliosi che nostra nonna sia stata riscoperta in un momento in cui l’alta qualità, il valore e la bellezza del suo lavoro non sono negati a causa del suo sesso o colore”. 

Florence Price, avendo già superato durante la sua vita il silenzio forzato che le era stato assegnato come afroamericana e donna in un mondo profondamente razzista e sessista, è ora in grado di far sentire la sua vera voce.

BIBLIOGRAFIA

Patricia Adkins Chiti, Donne in Musica. Roma: Armando Editore, 1996;

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Rae Linda Brown William Grant Still, Florence Price, and William Dawson: Echoes of the Harlem Renaissance in Black Music in the Harlem Renaissance ed. S. A. Floyd jr, Knoxville: The University of Tennessee Press, 1990, 71-86

Vilma Campitelli, Compendium Musicae Flauta. Barcellona P.G.: Smasher edizioni, 2018.

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Sadie, Julie Anne e Rhian Samuel. Il Dizionario Norton/Grove di Compositori di Donne. Nuova York: W.W. Norton, 1994.

Voce: Rae Linda Brown Price [née Smith], Florence Bea(trice) in Oxford Press University: Grove Music Online 2022


Vilma Campitelli

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Vilma Campitelli nata a Lanciano (CH) ha seguito gli studi musicali presso il Conservatorio di Pescara, presso la Hochschule di Winterthur (Svizzera) e laureata in “Discipline Musicali” presso il Conservatorio di Campobasso con votaz.”110 e lode con menzione”

Vanta nel suo curriculum concerti sia da solista che in formazioni cameristiche tenendo esecuzioni in paesi Europei, Asiatici ed Americani riscuotendo unanime successo di pubblico e di critica.

Ha inciso per la Edipan (Roma), Luna Rossa Classic (Lecce), Fabrik Music (Francia), effettuato registrazioni radio-televisive per diversi programmi RAI e collaborazioni artistiche in campo teatrale.

Scelta dalla Fondazione Adkins Chiti Donne in Musica (Fiuggi-Italia), ha svolto da “studiosa-residente” il progetto europeo WIMUST finalizzato a promuovere la musica e talenti, il repertorio e le strategie per la piena attuazione della risoluzione 2009 dell’UE per le pari opportunità in ogni Stato membro. Nel 2018 interamente sotto la sua cura, è stato pubblicato il volume Compendium Musicae Flauta (ed. Smasher), la prima opera universale sul repertorio flautistico scritto da compositrici. Ha inoltre pubblicato articoli su biografie di compositrici e ricerche in campo della musica esperienziale. 

Attualmente è docente di flauto presso il Conservatorio “U. Giordano” di Musica di Foggia, sez. di Rodi Garganico, Italia.


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